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Fantasia: storia di un colossale flop… anzi, no

FANTASIA: TUTTA COLPA DI TOPOLINO

Oggi Fantasia della Walt Disney è considerato un grande classico del cinema d’animazione, oltre che uno dei più riusciti esperimenti nel rendere la musica protagonista su grande schermo.

In principio, però, il film a episodi uscito nelle sale USA nel 1940 rischiò di essere un clamoroso insuccesso: dalla fortunata parabola di questa pellicola ci sono un paio di cose da imparare. Ma procediamo con ordine.

L’idea di realizzare Fantasia venne a Walt Disney durante la realizzazione de L’apprendista stregone, un ambizioso cortometraggio musicato (peraltro forte delle sue Silly Symphonies, la Disney si era già cimentata con successo nell’abbinare musica e animazioni in un altro corto, Fanfara, del 1935) che aveva per protagonista Topolino, il cui costo di produzione era però presto andato fuori controllo.

Per giustificare l’emorragia di denaro provocata da quel cortometraggio a cui teneva tantissimo, Disney ebbe l’idea di inserirlo all’interno di una cornice più ampia: sarebbe stato solo uno dei tanti episodi di un film d’animazione che avrebbe avuto per protagonista la musica classica.

L’idea di realizzare Fantasia venne a Walt Disney durante la realizzazione dell’ambizioso corto L’apprendista stregone: per giustificare il costo andato presto fuori controllo, si decise di inserirlo in una cornice più ampia

Lo sforzo produttivo ed economico per realizzare Fantasia, che faceva ricorso a tecniche d’animazione piuttosto complesse, fu ingente. Al momento di far uscire il film nelle sale, Walt Disney era però talmente ottimista da optare per una serie di proiezioni-evento, prestando ai cinema una costosa apparecchiatura per dare il giusto risalto al sonoro del film: fu così che Fantasia divenne il primo film in stereofonia della storia del cinema.

FANTASIA: DA FLOP EPICO…

Un “piccolo” inconveniente impedì a Fantasia di avere successo al botteghino. La pellicola, come detto, uscì nel 1940, ovvero in piena Seconda Guerra Mondiale. Per questo, non uscì in Europa, dove l’avanzare del conflitto rese impensabile una qualsiasi forma di distribuzione.

Ma a determinare l’iniziale insuccesso di Fantasia non furono soltanto i costi di produzione e distribuzione, né i motivi bellici. Il problema fu innanzitutto un altro: pur convincendo la critica, il film non fu apprezzato dal pubblico, che lo riteneva troppo “colto”.

Fantasia centauri

La Disney aveva abituato i suoi fan a una produzione popolare, fatta di cortometraggi bizzarri e divertenti. E i due lungometraggi che avevano preceduto Fantasia, ovvero Biancaneve e Pinocchio (anche questo in realtà in principio fu un flop, salvo poi riprendersi) erano destinati per lo più a un pubblico di bambini e ragazzi.

Fantasia, al contrario, era un’opera di notevole complessità. Non solo: tra ippopotami ballerini e centauri “razzisti” (solo nel 1969 vennero eliminate alcune sequenze che riproponevano stereotipi negativi: in una di esse, una centaura nera lustrava gli zoccoli di una centaura bianca), era un film senza una trama, ad episodi, e per giunta i singoli episodi a loro volta avevano a mala pena uno sviluppo narrativo, a eccezione del già citato L’apprendista stregone, che in effetti rappresenta quasi un corpo estraneo rispetto al resto.

Non tutti, tanto per fare un esempio, erano pronti a seguire un “corso rapido” sull’evoluzione della vita sul pianeta Terra come quello del segmento che mostra i vari passaggi che portarono dai protozoi ai dinosauri – salvo arrestarsi prima dell’arrivo dei mammiferi per evitare controversie con i creazionisti – sulle note della Sagra della primavera di Igor Stravinsky.

Non tenere conto delle caratteristiche e dei desideri del proprio target può portarci a errori madornali.

Come se non bastasse, i brani di musica classica scelti per accompagnare le immagini – da La danza delle ore di Amilcare Ponchielli a Una notte sul Monte Calvo di Modest Musorgskij, passando per Lo schiaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij – non erano propriamente “facili da digerire” per un pubblico che spesso non aveva una grande cultura musicale.

…A SUCCESSO LEGGENDARIO

In sostanza, Fantasia fu, almeno in principio, una bella batosta per Walt Disney. E questo nonostante i due Oscar alla carriera assegnati uno al direttore d’orchestra Leopold Stokowski, l’altro a Walt Disney, William E. Garity, J.N.A. Hawkins.

Ma già dopo la guerra la pellicola venne ridistribuita a più riprese nelle sale, comprese quelle europee. E a partire dal 1969, complice anche l’amore degli hippy per quella pellicola che gli sembrava un “vero trip”, rientrò finalmente dei costi e cominciò a generare profitti.

E che profitti… Fantasia divenne uno dei maggiori successi al box office di sempre, senza contare gli introiti derivanti dalle vendite record del settore home video a partire dal 1991.

Fantasia Monte Calvo

CHE COSA POSSIAMO IMPARARE DA FANTASIA?

La vicenda di Fantasia ha qualcosa da insegnarci, nella gestione strategica di un’attività? In effetti, un paio di cose da imparare ci sono, a cominciare da questa: non bisogna mai dimenticare il proprio pubblico.

Nel concepire Fantasia, Walt Disney ha commesso l’errore di fraintendere il proprio target. Ha ritenuto che fosse sufficiente proporgli qualcosa di bello, perché il pubblico lo apprezzasse.

Ma il pubblico della Disney voleva altro: voleva storie buffe, divertenti, facili da seguire. Storie che potessero piacere tanto a un adulto, quanto a un bambino, qualunque fosse la loro preparazione culturale.

Non tenere conto delle caratteristiche e dei desideri del proprio target può portarci a errori madornali. Ma Fantasia mostra anche un’altra cosa.

Per godere dei frutti dei progetti più ambiziosi, è necessario del tempo: insomma, quando si innova ci vuole pazienza.

Nel tempo, la pellicola si è trasformata in cult, e di lì in successo commerciale. I risultati, insomma, sono arrivati. Ma ci sono voluti decenni.

Questo significa che, talvolta, per godere dei frutti dei progetti più ambiziosi, è necessario del tempo. Certo, magari non decenni, anche perché non tutti hanno la solidità finanziaria della Disney, ma insomma… quando si innova, ci vuole pazienza!

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